Cos’è l’ipnosi?

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Le origini dell’ipnosi si trovano in antiche pratiche a sfondo magico o mistico; già nella preistoria venissero prodotti fenomeni sostanzialmente simili a quelli oggi ritenuti tipici dell’ipnosi: i sacerdoti e gli stregoni di molti popoli primitivi praticavano vere e proprie forme (pur se rudimentali) di ipnoterapia, cioè attraverso particolari musiche e danze, veniva indotto una sorta di «magico sonno». Veniva scelto un luogo particolarmente suggestivo (naturale o costruito), venivano recitate formule magiche (ripetute in modo ritmico, prolungato e monocorde), utilizzate la musica, la preghiera comune, il canto, il ballo. Talvolta venivano usate sostanze psicotrope, soprattutto durante i rituali di guarigione messi in pratica dagli sciamani. Inoltre bisogna tener presente che la maggior parte di questi riti venivano compiuti di notte, in momenti nettamente distinti rispetto al normale svolgimento della vita delle persone o della comunità, per potenziarne la carica suggestiva.

Nell’antica Grecia esistevano santuari di guarigione in cui si utilizzavano pratiche ipnotiche e il più famoso è quello di Epidauro, dedicato al Dio della medicina Esculapio (o Asclepio). Chi vi si recava per cercare la guarigione veniva messo in trance ipnotica; in questi spazi ricettivi i sacerdoti impartivano all’inconscio suggestioni per favorire la visione del Dio che operava la guarigione.

In Egitto l’ipnosi era conosciuta e utilizzata sia come strumento terapeutico, sia come procedimento finalizzato a ottenere l’anestesia per interventi chirurgici. Inoltre esistevano “templi del sonno”, santuari di guarigione equivalenti ai nostri odierni centri della salute.

Tanti hanno ancora timore dell’ipnosi, in realtà è un’esperienza normale con cui ci confrontiamo tutti i giorni. Per esempio quando guardiamo un film o leggiamo un romanzo appassionante, quando ascoltiamo una conferenza che ci coinvolge o una musica che ci affascina, o ancora quando sogniamo a occhi aperti. Ogniqualvolta siamo concentrati, assorti, rapiti, incantati da qualcosa che catalizza la nostra attenzione a un punto tale da ignorare tutto ciò che ci succede intorno e da perdere la concezione del tempo, siamo, di fatto, “ipnotizzati”.

Vale a dire che ci troviamo in uno stato di alterazione delle percezioni e della coscienza. Una condizione che ha una sua utilità: ci permette infatti di mobilitare e rendere utilizzabili risorse che altrimenti sarebbero inaccessibili, con il risultato – per esempio – di migliorare una performance o di facilitare il ripristino dell’equilibrio e del benessere.

L’obiettivo dell’ipnosi è accedere all’inconscio dell’individuo, (di cui spesso non abbiamo consapevolezza). L’inconscio viene convenzionalmente situato dagli studiosi nell’emisfero destro del cervello, sede di creatività, immaginazione e intuizione, e dà la visione d’insieme.

Durante l’ipnosi, il terapeuta parla a questa parte destra, che si presume collegata di rettamente al sistema limbico-ipotalamico, il ponte di comunicazione tra la mente e il corpo: l’ipotalamo è infatti connesso all’ipofisi, che può convertire gli impulsi nervosi in messaggi ormonali. È per questo che l’ipnosi può “incoraggiare” i meccanismi di autoguarigione che ciascuno di noi possiede, e anche dare accesso a risorse di cui non siamo consapevoli. «È molto importante» diceva Erickson «che le persone sappiano che il loro inconscio è molto più intelligente di loro».

Cosa puoi ottenere in una seduta di ipnosi?
È a tutt’oggi accertata l’efficacia nel trattamento di stress, ansia, depressione, fobie, traumi, disturbi psicosomatici, disordini dell’alimentazione, dipendenze, caratteristici del vivere contemporaneo.

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